L’obiettivo dell’odontoiatria conservativa è quello di riportare i denti colpiti da carie o traumi al loro aspetto originario grazie all’apporto di elementi restaurativi. La conservativa dentale non punta però soltanto a ripristinare un sorriso naturale, ma anche a risolvere problemi funzionali relativi a masticazione o fonazione. Si tratta quindi di una strada totalmente opposta a quella perseguita dall’endodonzia, che prevede interventi di rimozione e sostituzione della polpa. A questi ultimi si ricorre in genere quando i trattamenti di odontoiatria conservativa sono insufficienti alla risoluzione del problema. Ne abbiamo parlato insieme a DENS che lavora come dentista a Como.
Odontoiatria conservativa indiretta: cos’è
Ad oggi, quando si parla di conservativa in odontoiatria ci si può riferire a due diversi approcci:
- Diretto: prevede una singola seduta, durante la quale non è richiesto l’intervento dell’odontotecnico. Si utilizza quando l’area da restaurare e le conseguenze del trauma sono limitate.
- Indiretto: richiesto per i casi più complessi, quando la restaurazione interessa una zona più estesa. In questo caso l’odontotecnico procede modellando e ricostruendo i denti su indicazione del dentista. I trattamenti indiretti richiedono un numero maggiore di sedute.
Il dentista deve innanzitutto prendere le impronte dentali del paziente e inviarle all’odontotecnico, il quale realizzerà intarsi o faccette su misura, generalmente in ceramica o materiale composito. Una volta completati, l’odontoiatra procede con la loro applicazione: è pertanto compito del dentista valutare attentamente le peculiarità di ogni singolo paziente, in modo da stabilire la terapia più efficace. Tra i fattori presi in considerazione:
- Parametri generali: età, condizioni funzionali, rischio di carie, igiene orale…
- Parametri locali: forma della cavità orale, spessore delle pareti, posizione del dente, presenza di lesioni, co-occorrenza di patologie…
I risultati dell’odontoiatria conservativa indiretta sul lungo periodo sono prevalentemente positivi e paragonabili alla controparte diretta, come certificato da studi condotti dal Journal of Dentistry.
Conservativa in odontoiatria: tipologie di restauri
I restauri di odontoiatria conservativa indiretta possono variare notevolmente a seconda della tipologia di dente e della problematica che lo interessa. Nel caso dei denti posteriori, ad esempio, vengono prediletti dei restauri adesivi, dal momento che devono sostenere un maggior carico masticatorio. Questa tipologia di conservativa dentale, sfrutta principalmente tre tipologie di intarsio:
- Inlay: non interessano le cuspidi. Sono ideali per cavità di dimensioni medio-grandi, con denti vitali e pareti ben presenti.
- Onlay: restauro più complesso che copre parzialmente le cuspidi. Si utilizza di solito per cavità di grandi dimensioni aventi parete supportate parzialmente e in assenza di dentina crepata. Se i denti sono stati trattati endodonticamente è necessaria la presenza di una cresta marginale e il supporto di due pareti assiali contigue.
- Overlay: trattamenti di odontoiatria conservativa che prevedono la copertura totale delle cuspidi. Sono la soluzione più idonea per cavità di grandi dimensioni con pareti assiali prive di supporto e creste marginali o in presenza di crepe su smalto o dentina.
Bisogna inoltre considerare che la conservativa in odontoiatria è soggetta a una continua evoluzione, con tecniche di restauro indirette di nuova concezione che ampliano significativamente il ventaglio di opportunità a disposizione dell’odontoiatra. Considerazioni analoghe riguardano la scelta e lo sviluppo dei materiali, che garantiscono una resa estetica e un grado di biocompatibilità sempre superiori, riducendo sensibilmente eventuali rigetti. A dare ulteriore slancio alla conservativa dentale indiretta è stata l’introduzione dei sistemi CAD/CAM. Grazie ad essi l’odontoiatra può avvalersi di uno scanner intraorale per generare un modello digitale della bocca del paziente che viene poi elaborato via software, prima di essere utilizzati per generare l’intarsio o la faccetta tramite fresatore o stampante 3D, snellendo notevolmente l’intero flusso di lavoro e riducendo il numero di sedute. Leggi anche l’articolo: Ascensore esterno: caratteristiche principali e quando conviene installarlo




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