Mio figlio è dislessico? Niente panico. Ecco cosa devi sapere

Mio figlio è dislessico? Cosa devi sapere

La dislessia è una problematica che rientra nella sfera dei disturbi specifici dell’apprendimento (DSA). Essa si manifesta attraverso la difficoltà nelle comprensione di lettura o scrittura del testo. Questa problematica non incide sull’intelligenza di un soggetto, tanto è vero che chi è dislessico, per la maggior parte delle volte, ha molta voglia di imparare.

I fattori scatenanti sono vari e dipendono e riguardano sia la genetica che i fattori ambientali.

Come riconoscere la dislessia?

Prima di allarmarti, ci tengono ad informarti che se tuo figlio di prima elementare ha ancora difficoltà nella lettura o nella scrittura di testi, non ti allarmare non è detto che tuo figlio sia dislessico. La dislessia viene riconosciuta attraverso dei particolari Test che vengono somministrati da specialisti registrati o Servizio Tutela della Salute Mentale e Riabilitazione in Età Evolutiva oppure all’Unità operativa di Neuropsichiatria Infantile.

I sintomi più diffusi possono essere le difficoltà nella pronuncia delle parole, la loro sillabazione e la capacità di creare frasi in rima. Questo è dovuto alla problematica è relativa alla mancanza di una consapevolezza fonologica che si evidenzia anche durante le letture ad alta voce in cui i soggetti hanno difficoltà nella pronuncia di particolari fonemi.

Queste difficoltà si ripercuotono sulle capacità ortografiche che, per la maggior parte delle volte si presentano scarse e vengono identificati come disgrafia o disortografia.

Quali sono le cause?

La dislessia può avere due nature: quella ambientale e quella genetica. Per quella ambientale, ovviamente, non parliamo di fattori che riguardano l’ambiente esterno, bensì problematiche che riguardano traumi ad alcune aree del cervello. Attraverso l’esame di risonanza magnetica funzionale, si è scoperta una meno elevata attività elettrica nell’emisfero sinistro del cervello di un dislessico.

Le zone interessate sono proprio quelle che riguardano la lettura e la comprensione testuale e visiva. Allo stesso modo, lo stesso esame ha evidenziato come il cervelletto abbia un ruolo fondamentale nella comunicazione. Responsabile dei movimenti, quest’area, se compromessa, può causare problemi al coordinamento dei muscoli che si occupano di articolare determinare determinate parole.

L’altra causa individuata è di origine genetica. I geni che sono interessati alla dislessia sono DCDC2 e KIAA0319 sul cromosoma 6 e DYX1C1 sul cromosoma 15. In particolare, questi geni possono provocare uno sviluppo corticale anormale che compromette, appunto, le capacità di comprensione di testi e immagini.

Come affrontare la dislessia?

Innanzitutto, bisogna sottolineare che questa problematica non compromette la capacità di apprendere. La difficoltà esiste nella decodifica di testo scritti ed è per questo motivo che neuropsichiatri infantili e logopedisti si battono affinché le scuole adottino, nei confronti di studenti affetti da questo problema, possano seguire un percorso di studi alternativi.

Con questo non si parla di programmi differenziati ma nel modificare il formato dei contenuti inerenti alla didattica. Un esempio chiaro è l’adozione di audiolibri e programmi di videoscrittura che permettano di raggirare gli ostacoli che un dislessico può avere.

Una cura vera e propria per chi soffre questo disturbo ma si possono avere delle attenzioni che possano permettere ad un dislessico di poter vivere normalmente la sua vita accademica. Proprio per questo motivo esistono degli alfabeti particolari che mettono bene in evidenza la differenza fra le varie lettere dell’alfabeto e, soprattutto, alcune sillabe che  li mettono in difficoltà.

Queste precauzioni possono essere prese anche da parte delle aziende per poter facilitare l’inserimento nel mondo del lavoro dei soggetti affetti da dislessia.

Avere difficoltà nella comprensione di contenuti testuali non è sintomo di poca intelligenza: di fatti molti grandi uomini nella storia hanno sofferto di questo disturbo.

Albert Einstein, Mohammed Ali, Raffaello Sanzio e Mark Twain erano personaggi dislessici eppure hanno dato un contributo importantissimo nella scienza, nell’arte, nello sport e nella letteratura.